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Normative droni in ambito pubblico: guida 2026

da | Mag 23, 2026 | News


TL;DR:

  • Le normative sui droni pubblici in Italia sono complesse e spesso fraintese dalle amministrazioni locali.
  • L’uso corretto richiede conformità alle categorie europee, autorizzazioni ENAC e rispetto della privacy secondo il GDPR.

Le normative droni in ambito pubblico rappresentano uno dei temi più fraintesi nella gestione delle amministrazioni locali italiane. Molti enti acquistano droni convinti di poterli impiegare liberamente per attività di sorveglianza, controllo del territorio o monitoraggio ambientale, solo per scoprire in seguito che l’utilizzo è soggetto a vincoli precisi, spesso ignorati anche dagli uffici legali interni. Questo articolo offre un quadro aggiornato al 2026 sui regolamenti droni pubblici, sugli obblighi di privacy, sulle procedure autorizzative e sulle best practice per chi opera o intende operare con sistemi UAV per conto di un ente pubblico.

Indice

Punti chiave

Punto Dettaglio
Categorie operative UE Le operazioni con droni si dividono in Open, Specific e Certified, con limiti di quota e rischio crescente.
Limiti per polizie locali Le polizie locali non hanno potere generalizzato di sorveglianza con droni, ma possono usarli per funzioni tecniche.
Obbligo DPIA Il monitoraggio sistematico con droni richiede una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35 GDPR.
Registrazione D-Flight Tutti i droni sopra 250g o dotati di videocamera richiedono registrazione obbligatoria su piattaforma D-Flight.
Compliance by design Le amministrazioni devono integrare la conformità normativa già nella fase di acquisto e progettazione operativa.

Quadro normativo europeo e italiano sui droni pubblici

L’uso dei droni in ambito pubblico è disciplinato da un sistema normativo a doppio livello: europeo e nazionale. A livello europeo, i regolamenti fondamentali sono il Regolamento UE 2018/1139, che stabilisce le norme comuni per l’aviazione civile, e i successivi Regolamenti delegati 2019/945 e di esecuzione 2019/947, che definiscono le specifiche tecniche e le regole operative per i sistemi aeromobili senza pilota (UAS).

Questi regolamenti introducono tre categorie operative che determinano il livello di rischio e i requisiti necessari per volare legalmente.

Piramide illustrativa delle categorie operative dei droni secondo la normativa UE

Categoria Caratteristiche principali Requisiti operativi
Open Basso rischio, droni fino a 25 kg, quota massima 120m AGL Nessuna autorizzazione preventiva, pilota registrato
Specific Rischio medio, operazioni complesse, zone urbane Valutazione SORA, autorizzazione ENAC necessaria
Certified Alto rischio, volo su assembramenti, trasporto persone Certificazione aeromobile e pilota, approvazione ENAC

In Italia, il soggetto regolatore è l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), che recepisce e implementa le norme europee attraverso circolari operative e regolamenti specifici. Gli aggiornamenti pubblicati tramite la circolare ATM-09 di ENAC rappresentano un riferimento operativo indispensabile per chiunque utilizzi droni in contesti regolamentati.

I limiti base della categoria Open includono:

  • Quota massima di 120 metri sopra il suolo (AGL)
  • Divieto di sorvolo di assembramenti di persone
  • Obbligo di mantenere il contatto visivo diretto con il drone (VLOS)
  • Distanza di sicurezza da aeroporti, ospedali e aree sensibili

Le forze di polizia statali (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) godono di esenzioni parziali in quanto operano in regime di volo di Stato. Le polizie locali, invece, non beneficiano automaticamente di queste deroghe, e questo è il punto che genera più confusione nelle amministrazioni comunali.

Polizie locali ed enti pubblici: cosa possono fare con i droni

Il nodo più delicato riguarda proprio i limiti delle polizie locali nell’uso dei droni. Non esiste un potere generalizzato di sorveglianza per gli agenti di polizia municipale o provinciale: la normativa vigente non conferisce a questi soggetti la facoltà di condurre operazioni di sorveglianza sistematica del territorio con sistemi UAV.

Tuttavia, ciò non significa che gli enti pubblici e le polizie locali siano completamente escluse dall’utilizzo dei droni. Le attività tecniche e amministrative rimangono pienamente accessibili, purché rispettino i requisiti normativi generali. Tra queste rientrano:

  • Rilievi topografici e fotogrammetrici per la pianificazione urbanistica
  • Monitoraggio ambientale (erosione costiera, discariche abusive, dissesto idrogeologico)
  • Sopralluoghi tecnici su edifici pubblici, ponti e infrastrutture
  • Documentazione di cantieri pubblici in corso d’opera
  • Rilevamento di aree per catasto, gestione del territorio e perimetrazione

Per attività con finalità di sicurezza pubblica, invece, la polizia locale deve operare in collaborazione con le forze di polizia statali, o in alternativa seguire l’iter per ottenere l’equiparazione al volo di Stato. Questo percorso richiede valutazioni di rischio approfondite, documentazione specifica e un’interlocuzione diretta con ENAC, il che lo rende complesso da attivare senza il supporto di operatori qualificati.

Le implicazioni legali per il mancato rispetto di questi limiti sono concrete. Un’operazione di sorveglianza condotta senza le autorizzazioni necessarie espone l’ente a ricorsi amministrativi, nullità degli atti acquisiti e potenziali responsabilità penali per i funzionari coinvolti.

Agenti di polizia controllano un drone durante un'operazione in un parco pubblico.

Consiglio Pro: Prima di acquisire un drone per l’ente, è indispensabile definire con precisione le finalità operative, consultare il responsabile della protezione dei dati (DPO) e verificare se le attività previste rientrano nelle competenze istituzionali dell’ente stesso. Un’analisi preventiva evita investimenti inutili e rischi legali significativi.

Privacy e protezione dei dati: gli obblighi del GDPR

L’uso di droni dotati di videocamere o sensori in aree pubbliche comporta quasi sempre il trattamento di dati personali: immagini con volti riconoscibili, targhe di veicoli, dati di localizzazione. Questo rende il GDPR un riferimento normativo centrale, spesso sottovalutato dai responsabili degli acquisti pubblici.

L’obbligo più rilevante è la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA), prevista dall’art. 35 GDPR per qualsiasi attività di sorveglianza sistematica su larga scala. Ecco i passi fondamentali che ogni amministrazione deve seguire:

  1. Identificare il trattamento: definire tipologie di dati raccolti, finalità e durata della conservazione prima di avviare qualsiasi operazione.
  2. Redigere la DPIA: coinvolgere il DPO nella valutazione dei rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche, anche quando la raccolta dati appare incidentale.
  3. Applicare misure di mitigazione: predisporre oscuramento automatico dei volti, limitazione delle aree di volo, crittografia dei dati raccolti e accesso ristretto ai file.
  4. Garantire trasparenza: informare il pubblico delle operazioni in corso attraverso cartellonistica, comunicati o avvisi sul sito istituzionale.
  5. Definire la conservazione: stabilire tempi massimi di conservazione dei dati e procedure certificate di cancellazione.

Il mancato rispetto di questi obblighi espone le amministrazioni pubbliche a sanzioni amministrative significative da parte del Garante per la protezione dei dati personali. Le sanzioni possono raggiungere importi considerevoli e generano un danno reputazionale difficile da recuperare.

Il principio di privacy by design e privacy by default impone che le misure di protezione dei dati siano integrate fin dalla progettazione dell’operazione, non aggiunte a posteriori. Questo significa scegliere droni con sistemi di anonimizzazione integrati, definire protocolli operativi rigorosi e formare il personale prima di ogni missione.

Consiglio Pro: Anche per attività tecniche come rilievi topografici o monitoraggio ambientale, la DPIA è necessaria se le immagini acquisite possono contenere volti o targhe identificabili. Non è sufficiente che la finalità sia tecnica: conta il dato raccolto, non l’intenzione.

Registrazione, autorizzazioni e spazio aereo

Conoscere le procedure amministrative è tanto importante quanto comprendere i limiti normativi. Il primo adempimento riguarda la registrazione: tutti gli operatori che utilizzano droni con peso superiore a 250 grammi o dotati di videocamera devono registrarsi su D-Flight, la piattaforma digitale sviluppata da ENAV per la gestione del traffico aereo a bassa quota.

La piattaforma D-Flight svolge tre funzioni principali per gli enti pubblici:

  • Registrazione dell’operatore: ogni ente che opera droni deve ottenere un numero identificativo univoco e mantenerlo aggiornato.
  • Consultazione delle zone geografiche UAS: la mappa D-Flight classifica lo spazio aereo in cinque categorie cromatiche che indicano restrizioni di quota, divieti di volo e aree soggette ad autorizzazione preventiva.
  • Gestione dei piani di volo: per operazioni in categoria Specific, i piani devono essere depositati e approvati prima dell’esecuzione.

La consultazione preventiva della mappa D-Flight non è una formalità opzionale: operare in zone vietate senza autorizzazione costituisce una violazione normativa che può comportare sanzioni penali oltre che amministrative.

Per le operazioni in categoria Specific, l’iter autorizzativo richiede la predisposizione di un’analisi del rischio operativo secondo la metodologia SORA (Specific Operations Risk Assessment). Questo processo valuta fattori come la densità abitativa dell’area, la probabilità di collisione con altri velivoli, le caratteristiche tecniche del drone e le misure di mitigazione adottate. La procedura SORA produce un documento che viene sottoposto ad ENAC per l’approvazione formale, con tempi che variano da poche settimane a diversi mesi in base alla complessità dell’operazione.

Le amministrazioni che pianificano operazioni periodiche in aree sensibili, come centri storici o prossimità di infrastrutture critiche, devono considerare l’opzione di un’autorizzazione LUC (Light UAS Operator Certificate), che consente di operare con maggiore autonomia previa verifica dei requisiti organizzativi e tecnici da parte di ENAC.

Best practice per le amministrazioni che vogliono usare i droni

Tradurre la normativa in protocolli operativi concreti è la sfida reale per molte amministrazioni. Ecco le indicazioni più rilevanti per costruire un sistema di utilizzo conforme fin dall’inizio.

Compliance by design nel procurement. Ogni capitolato d’appalto per l’acquisizione di servizi o sistemi drone deve includere clausole specifiche che facciano riferimento ai regolamenti UE applicabili, alla gestione dei dati personali e all’obbligo di aggiornamento in caso di modifiche normative. Le amministrazioni pubbliche devono adottare il principio di compliance by design già nella fase di acquisto, non solo nella fase di utilizzo.

Formazione del personale. Il pilota di drone non è solo un operatore tecnico. Deve conoscere le zone di volo, le procedure di emergenza, le norme sulla privacy e i limiti di competenza istituzionale dell’ente. La sicurezza aerea è responsabilità condivisa: un pilota non formato è un rischio legale e operativo concreto per l’ente.

Separazione delle funzioni. I protocolli interni devono distinguere nettamente tra attività amministrative e tecniche (dove il drone opera con ampia autonomia) e attività con profili di sicurezza pubblica (dove servono deleghe o collaborazioni con forze statali). Mescolare queste funzioni in un unico protocollo genera ambiguità e rischi normativi.

Controllo continuo della conformità. Le normative sui droni si aggiornano con frequenza elevata. Ogni amministrazione dovrebbe nominare un referente tecnico interno che monitori le circolari ENAC, le decisioni del Garante e le eventuali modifiche ai regolamenti europei. Affidarsi a un operatore certificato esterno come supporto continuativo è spesso la soluzione più efficiente per enti di medie e piccole dimensioni.

Per una panoramica pratica sui vantaggi operativi per i comuni, inclusi esempi concreti di applicazione nei diversi contesti amministrativi, esistono già guide specifiche che aiutano gli enti a strutturare il proprio approccio.

Il punto di vista di chi lavora ogni giorno con le normative

Ho visto molte amministrazioni avvicinarsi all’uso dei droni con entusiasmo genuino e altrettanta confusione normativa. Il problema ricorrente non è la mancanza di buona volontà, ma la convinzione che basti acquistare il dispositivo giusto per essere a posto. Non funziona così.

Quello che osservo regolarmente è un equivoco di fondo: molti responsabili tecnici confondono l’uso tecnico del drone (rilievi, ispezioni, monitoraggio ambientale) con l’uso di pubblica sicurezza (sorveglianza, controllo del territorio). Sono due ambiti con basi giuridiche completamente diverse. Il primo è accessibile a quasi tutti gli enti con le dovute procedure. Il secondo richiede deleghe, collaborazioni e iter che la maggior parte delle polizie locali non ha ancora attivato.

La mia posizione è che le amministrazioni che investono in formazione normativa specifica e in protocolli scritti prima di ogni operazione ottengono risultati migliori, sia operativi che legali. L’approccio “prima volo, poi vedo” è un lusso che nessun ente pubblico può permettersi. Le tecnologie di intelligenza artificiale integrabili nei sistemi UAV aggiungono un ulteriore livello di complessità, perché il trattamento automatizzato dei dati richiede valutazioni ancora più rigorose. Chi si attrezza oggi costruisce una base solida per operare con i droni nei prossimi anni in modo trasparente e conforme.

— Carlo

Come Droinservice supporta gli enti pubblici

Droinservice opera nel settore dei servizi professionali con droni dal 2014 ed è tra le prime realtà autorizzate ENAC in Italia per operazioni specializzate. Per gli enti pubblici, questo significa avere a disposizione un partner tecnico che conosce le normative volo droni, gestisce le procedure autorizzative e produce dati elaborati e certificati, non semplici riprese aeree.

https://www.droinservice.it/contattaci/

I servizi offerti agli enti pubblici comprendono rilievi fotogrammetrici con sistemi RTK per ortofoto georeferenziate e modelli 3D, ispezioni di infrastrutture e immobili pubblici con sensori termici e LiDAR, monitoraggio periodico di cantieri pubblici con reportistica documentale, e supporto alla redazione della DPIA per le operazioni di raccolta dati. Ogni missione viene pianificata nel rispetto delle zone geografiche UAS e delle normative GDPR vigenti.

Per gli enti che vogliono strutturare un programma di utilizzo dei droni conforme e sostenibile, Droinservice offre consulenze personalizzate e preventivi dettagliati. Scopri i servizi professionali con droni disponibili per amministrazioni pubbliche, o approfondisci le soluzioni dedicate agli enti per capire come integrare tecnologia UAV nella tua attività istituzionale in modo corretto e trasparente. Droinservice opera su tutto il territorio nazionale.

FAQ

Cosa dice la legge sull’uso dei droni da parte dei comuni?

I comuni possono usare droni per attività tecniche e amministrative (rilievi, monitoraggio ambientale, ispezioni di edifici) nel rispetto delle categorie operative definite dai regolamenti UE 2019/947 e dalla normativa ENAC. Per attività con finalità di sicurezza pubblica servono autorizzazioni specifiche o collaborazioni con forze di polizia statali.

Quando è obbligatoria la DPIA per l’uso di droni in ambito pubblico?

La DPIA è obbligatoria ai sensi dell’art. 35 GDPR ogni volta che un drone raccoglie immagini o dati che possono identificare persone fisiche in modo sistematico, anche se la finalità è tecnica. Questo include rilievi in aree urbane frequentate, monitoraggio ambientale con videocamere ad alta risoluzione e qualsiasi operazione su larga scala.

Come si registra un drone per uso pubblico in Italia?

Gli operatori devono registrarsi sulla piattaforma D-Flight gestita da ENAV, obbligatoria per tutti i droni superiori a 250 grammi o dotati di videocamera. La registrazione fornisce un numero identificativo e consente di accedere alla mappa delle zone geografiche UAS con le relative restrizioni di volo.

La polizia locale può usare droni per la sorveglianza?

No, non esiste un potere generalizzato di sorveglianza con droni per le polizie locali. L’uso è limitato a funzioni ausiliarie e tecniche. Per attività di sicurezza pubblica, la polizia locale deve operare in coordinamento con le forze di polizia statali o attivare l’iter per l’equiparazione al volo di Stato, che richiede un percorso autorizzativo specifico presso ENAC.

Quali sanzioni rischiano gli enti pubblici che violano le norme sui droni?

Le violazioni normative in materia di privacy (mancanza di DPIA, assenza di trasparenza) possono portare a sanzioni amministrative significative da parte del Garante per la protezione dei dati. Le violazioni delle norme aeronautiche (volo in zone vietate, assenza di autorizzazioni) possono comportare sanzioni penali per i responsabili operativi dell’ente.

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