Cosa consegna un rilievo con drone: formati e dati GIS
C’è una domanda che quasi nessuno fa prima di firmare e che tutti si fanno mentalmente: alla fine cosa ricevo? Un PDF con delle immagini colorate, o dei dati che posso davvero usare?
È una preoccupazione legittima, perché entrambe le cose esistono sul mercato. Un rilievo consegnato come galleria di immagini è una consulenza chiusa: si guarda, si archivia, e l’anno dopo non serve più a niente. Un rilievo consegnato come dati georeferenziati entra nel sistema informativo aziendale, si confronta con quello dell’anno precedente e alimenta le macchine.
Questo articolo elenca cosa dovrebbe contenere una consegna e cosa chiedere prima di commissionarla. Le modalità operative sono descritte nella pagina dei servizi di agricoltura di precisione con drone.
I formati
Una consegna completa di un rilievo multispettrale su colture contiene sei cose, non tutte necessarie in ogni caso.
| Prodotto | Formato | A cosa serve |
|---|---|---|
| Ortofoto RGB | GeoTIFF | Il livello visivo di base: si guarda, si misura, si usa come sfondo per tutto il resto |
| Riflettanza per banda | GeoTIFF multibanda, o un file per banda | Il dato grezzo calibrato. Da qui si ricalcola qualunque indice, anche in futuro |
| Mappe degli indici | GeoTIFF a banda singola, valori decimali | NDVI, OSAVI, RENDVI e simili: un valore numerico per pixel |
| Zone omogenee e mappe di prescrizione | Shapefile o GeoPackage | Poligoni con attributi: zona, valore medio, superficie, dose assegnata |
| Modello del terreno o della superficie | GeoTIFF a scala di grigi | Quote, pendenze, volume della chioma |
| Report | Sintesi leggibile. Legittimo, ma è un derivato: non è il dato |
Su questo elenco c’è un punto che vale più di tutti gli altri.
Chiedi la riflettanza per banda, non solo le mappe degli indici. Le mappe di indice sono un calcolo già fatto: se ti consegnano solo l’NDVI e fra due stagioni scopri che ti serviva OSAVI su quella data, non si torna indietro — il dato di partenza non c’è più. Con le bande calibrate in archivio, qualunque indice si ricalcola in qualsiasi momento, anche indici che oggi non stai considerando. È la differenza fra avere un archivio e avere una collezione di risultati.
Vale anche in senso contrario: non serve chiedere dieci mappe di indice alla consegna. Se hai le bande, due o tre mappe pronte all’uso bastano, e il resto si produce quando serve.
Perché la georeferenziazione è ciò che rende il dato riutilizzabile
Un JPEG è un’immagine. Un GeoTIFF è un’immagine che sa dov’è.
Tecnicamente, il file contiene due informazioni in più: il sistema di riferimento e la trasformazione che lega la griglia di pixel alle coordinate del terreno. Da queste due discende tutto ciò che rende il dato utile:
- I livelli si sovrappongono. L’ortofoto, la mappa dell’indice, la mappa termica e il catastale si allineano da soli.
- Si misura. Superfici, distanze, lunghezze di filare, direttamente sul file.
- Si confronta nel tempo. La mappa di quest’anno e quella dell’anno scorso descrivono lo stesso identico punto.
- Si porta in campo. Le zone diventano coordinate per il terminale della macchina o per un ricevitore GNSS palmare.
Chiedi in che sistema di riferimento viene consegnato, e mantieni sempre lo stesso. In Italia il riferimento corrente per i lavori metrici è ETRS89 nelle proiezioni UTM fuso 32 o 33 — EPSG 25832 e 25833. Il Gauss-Boaga si incontra ancora in cartografie storiche, e il WGS84 geografico va bene per la visualizzazione ma non per misurare. Mescolare sistemi diversi fra una campagna e l’altra è un ottimo modo per accorgersi al terzo anno che i confronti non tornano.
Due dettagli pratici. I GeoTIFF viaggiano spesso accompagnati da file ausiliari — .tfw, .prj, .aux.xml — che vanno tenuti nella stessa cartella: separati dal .tif, l’informazione di posizione si perde. E soprattutto, chiedi con quale metodo è stata ottenuta la georeferenziazione: con GNSS in RTK o con punti di appoggio rilevati, l’accuratezza assoluta è centimetrica; senza, un rilievo può avere una precisione interna ottima e sbagliare la posizione assoluta di qualche metro. Per confrontare due date della stessa parcella la prima può bastare; per sovrapporre il dato al catasto o guidare una macchina, no.
Aprirli in QGIS o nel gestionale aziendale
QGIS è gratuito, open source e apre tutto quanto elencato sopra. Il GeoTIFF si trascina nella finestra e compare al posto giusto.
Una mappa di indice, appena caricata, appare in scala di grigi: i valori ci sono ma non si vedono. Per renderla leggibile si va in Proprietà del livello → Simbologia, si sceglie Pseudocolore a banda singola e si applica una scala di colori. E qui torna il punto più importante della lettura delle mappe: se i valori minimo e massimo si lasciano calcolare automaticamente sul file, la scala è relativa a quella data e due mappe di date diverse non sono confrontabili. Vanno impostati manualmente gli stessi estremi su tutte le mappe della serie, per le ragioni descritte in come si legge una mappa di vigore.
Gli Shapefile si trascinano allo stesso modo e la tabella attributi si apre con il tasto destro: lì ci sono i valori medi per zona e le eventuali dosi.
Per i gestionali agricoli e i terminali di macchina il discorso è diverso e va affrontato prima del volo, non alla consegna. Quasi tutti importano poligoni vettoriali con un campo numerico che rappresenta la dose, ma ciascuno ha le sue richieste su formato, nome dei campi e sistema di riferimento. Verifica cosa accetta il tuo terminale e comunicalo al fornitore in fase di offerta: adattare la consegna a monte costa nulla, rifarla dopo costa una rielaborazione.
Un’ultima nota: i file KMZ per Google Earth sono comodi per mostrare il lavoro a qualcuno, ma sono un formato di visualizzazione. Non usarli per misurare né per archiviare.
La risoluzione a terra, in pratica
La risoluzione si esprime in centimetri per pixel — il GSD. Tre centimetri per pixel non significa però distinguere dettagli da tre centimetri: per riconoscere un oggetto ne servono diversi pixel, quindi il dettaglio minimo realmente leggibile sta intorno ai 10-15 centimetri.
Più risoluzione significa quota di volo più bassa, più strisciate, più tempo in campo, più immagini da elaborare e file molto più pesanti. Un rilievo di venti ettari a due centimetri produce facilmente diversi gigabyte fra ortofoto e bande.
E quasi mai serve. Per una zonizzazione a livello di filare, 5-8 centimetri sono ampiamente sufficienti. Per contare le piante e individuare fallanze, 3-5 centimetri. Sotto, si paga risoluzione che nessuna decisione utilizza. La domanda giusta resta sempre la stessa: qual è l’oggetto più piccolo che devo distinguere?
Sul piano pratico questo comporta due cose. La consegna avviene via link o supporto fisico, non via email. E gli originali vanno conservati dall’azienda, non lasciati solo sui server del fornitore: sono il patrimonio che rende possibile il confronto fra le stagioni.
Cosa non si consegna
Va detto con chiarezza, perché è il punto in cui le aspettative si separano dalla realtà.
Non si consegna un’interpretazione agronomica automatica. Il rilievo produce misure: temperatura, riflettanza, geometria, quote. Il passaggio da “questa zona ha valori inferiori” a “questa zona ha un problema di natura X” è agronomico, richiede la conoscenza dell’appezzamento e quasi sempre una verifica a terra. Nessun software lo fa in automatico, e chi lo promette sta vendendo una scorciatoia che non esiste.
Quello che si può concordare, e che rientra pienamente nella consegna, è la zonizzazione costruita insieme all’agronomo: numero di classi, soglie e geometria delle zone decisi sull’obiettivo produttivo, e restituiti come poligoni pronti per la macchina. Lì la scelta è stata fatta da qualcuno, in modo tracciabile, e il file la esegue.
E c’è una cosa che non dovrebbe mai essere l’unica consegna: un PDF. Se il fornitore restituisce soltanto immagini in un report, il dato non è riutilizzabile, non è confrontabile con nulla e resta di fatto in mano sua.
La checklist da mettere in offerta
Cinque righe da inserire nella richiesta, prima del volo:
- Formati richiesti: GeoTIFF per ortofoto, bande e indici; Shapefile o GeoPackage per le zone.
- Riflettanza per banda calibrata, oltre alle mappe di indice già calcolate.
- Sistema di riferimento dichiarato e costante fra le campagne.
- Risoluzione a terra concordata sull’oggetto minimo da distinguere.
- Metodo di georeferenziazione — RTK o punti di appoggio — e accuratezza assoluta attesa.
Gli stessi criteri valgono, con qualche voce in più, per qualunque acquisizione fotogrammetrica: la logica generale della consegna è descritta nella pagina dei rilievi fotogrammetrici con drone.




